Benvenuto

Il Gruppo di Studio su Hazrat Inayat Khan si propone di offrire una serie di traduzioni italiane di letture tratte dai testi di Hazrat Inayat Khan che consentano di approfondire la conoscenza, lo studio e la contemplazione del Messaggio Sufi. Questo corso di studi può essere iniziato in qualsiasi momento utilizzando anche le precedenti traduzioni in archivio. Questo consentirà di avere sempre a disposizione contemporaneamente alla traduzione italiana la versione originale inglese.

La speranza è che questo studio sia d’aiuto ad approfondire la propria vita interiore e insieme a consolidare la propria vita esteriore.

Possa questo viaggio nel Messaggio di Hazrat Inayat Khan portare luce, pace e benedizione infinite nelle nostre vite.

Con cuore grato
Stephanie Nuria Sabato
Attività di Fratellanza/Sorellanza - Emisfero Occidentale
Scuola Esoterica - Stati Uniti d'America

51. Pensieri Sufi (1)

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Gatheka Religioso
di Hazrat Inayat Khan

1. ‘C’ è un Unico Dio, l’Eterno, il Solo Essere; nulla esiste salvo Lui’

Il Dio di un Sufi è il Dio di ogni credo e il Dio di tutti. I nomi non fanno alcuna differenza per lui. Allah, Dio, Dieu, Khuda o Bhagwan, tutti questi nomi e molti altri sono i nomi del suo Dio; tuttavia per lui Dio è oltre la limitazione di un nome.

Vede il suo Dio nel sole, nel fuoco, nell’idolo che diverse sette adorano; e Lo riconosce in tutte le forme dell’universo, sapendo tuttavia che è oltre ogni forma; Dio è in tutto e Dio per un Sufi non è una mera credenza religiosa che gli è stata imposta ma l’ideale più alto che la mente umana può concepire. Un Sufi, dimenticandosi di sé e mirando al raggiungimento dell’ideale divino, cammina per tutta la vita costantemente sul sentiero dell’amore e della luce. In Dio un Sufi vede la perfezione di tutto ciò che è raggiungibile dalla percezione umana; tuttavia sa che è al di sopra della portata umana. Lo considera come l’amante considera il suo amato, e accetta tutte le cose nella vita come provenienti da Lui, con totale rassegnazione. Il Sacro Nome di Dio per lui è come una medicina per il paziente. Il pensiero di Dio è come una bussola con cui dirige la sua nave verso le coste dell’immortalità. L’Ideale di Dio per un Sufi è come un ascensore con cui si eleva alla Meta Eterna, la cui realizzazione è il solo scopo della vita.


Riflessione quotidiana sui seguenti punti del Gatheka Religioso 51

Primo punto: ‘C’ è un Unico Dio, l’Eterno, il Solo Essere; nulla esiste salvo Lui’
Contemplazione: qualunque cosa accada in tutto questo mese ricorda che tutto viene da Dio e ritorna a Dio, l’Eterno e Unico Essere. Nulla esiste eccetto Dio. Nel fare questa pratica presta attenzione a un senso di serenità e benessere che si sviluppa nel tuo corpo, nel tuo cuore e nella tua anima.

50. L’Ideale di Dio (9)

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Gatheka Religioso
di Hazrat Inayat Khan

L’ideale di Dio ha lo scopo di risvegliare Dio nell’anima, in modo che possa realizzare la sua Regalità. E’ questo a cui si allude nella preghiera di Cristo, in cui si dice: “ Venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua Volontà”. Ed è in questa realizzazione che il regno di Dio viene; e quello che consegue è che viene fatta la Sua Volontà. Ma quando una persona non sa chi è il re, non sa cos’è il regno.

Il Regno della terra, dal momento in cui l’uomo è evoluto così tanto da comprendere i suoi affari, è stato instaurato, dove l’uomo ha imparato la prima lezione quando ha saputo innanzitutto che cosa significa un re, che cosa significa un regno, ha saputo che c’era qualcuno ai cui ordini tutti obbedivano, grandi o piccoli che fossero, nel regno. Chi è in una posizione altolocata ed è il giudice di tutti coloro che meritano onore e rispetto , chi possiede un tesoro nel regno; chi è come una Madre e un Padre dei suoi sudditi. Una volta questo veniva imparato e dava a una persona un insegnamento per comprendere cosa significa un regno, quando un bambino dopo aver giocato con le sue bambole comincia a comprendere le preoccupazioni della famiglia.

Il passo successivo veniva fatto sul sentiero spirituale quando veniva riconosciuta la gerarchia spirituale. Il profeta o il gran sacerdote veniva riconosciuto, poiché rappresentava il capo spirituale. Poi c’era la gerarchia. E in questo modo il passo successivo veniva fatto con la realizzazione che non è l’ambiente esteriore, il denaro o le proprietà che creano un re, ma è la realizzazione spirituale che può rendere una persona più grande di un re nonostante tutta la regalità che lo circonda. E questo veniva dimostrato alla gente quando il re, che veniva riconosciuto come il capo e la guida della comunità, si recava a capo chino, davanti al gran sacerdote e si inginocchiava nel luogo di preghiera.

Questo forniva la lezione successiva che la regalità non consiste nella ricchezza esteriore ma nella spiritualità poiché anche il re rimane umilmente alla porta dell’uomo che ha realizzato Dio.

Una volta fatto questo passo, allora c’era il terzo passo, ed era vedere che l’alto prelato, considerato tale anche dal re, si inginocchiava e chinava il capo al Signore, Re dell’umanità mostrando che la sua grandezza era polvere davanti a Dio, a cui solo appartiene tutta la grandezza. Quando la grandezza di Dio venne realizzata, Dio fu glorificato e lo scopo dell’aristocrazia fu compiuto, perché non era altro che una prova prima della battaglia. Quando l’uomo ha realizzato che è soltanto davanti a Dio che l’uomo deve prostrarsi, che solo Dio è ricco e tutti sono poveri, e che solo la giustizia e la saggezza di Dio sono perfette, allora davanti a lui la regalità del re e la santità del grande sacerdote svaniscono; davanti a lui rimane soltanto l’unico Re dei re; da Lui dipende e in Lui cerca rifugio in tutte le diverse situazioni della vita.

Dopo aver compiuto questi tre passi verso la meta, scopre che la meta è del tutto diversa dalla via che ha intrapreso. E la meta era scoprire le tracce di quel Re dentro se stesso, la scintilla di quella luce divina che è l’illuminazione del proprio cuore, un raggio del Sole che è la luce dell’intero universo. E così viene sviluppata l’auto-realizzazione in cui l’anima scopre la saggezza, l’illuminazione e la pace, che erano lo scopo dell’Ideale di Dio.


Riflessioni quotidiane sui seguenti punti del Gatheka Religioso 50

Primo punto: L’ideale di Dio ha lo scopo di risvegliare Dio nell’anima, in modo che possa realizzare la sua Regalità.
Contemplazione: “ Attiraci sempre più vicino a Te in ogni istante della nostra vita Finché in noi si rifletteranno la Tua grazia, la Tua gloria, la Tua saggezza, la Tua gioia e la Tua pace. Amen” (dalla Preghiera Saum)

Secondo punto: “ la realizzazione spirituale che può rendere una persona più grande di un re nonostante tutta la regalità che lo circonda”
Contemplazione: Possiamo arrivare a valutare profondamente la nostra realizzazione spirituale nel contesto di questa affermazione. Possiamo chiederci: mi identifico con la mia eredità divina al di là dei limiti del mondo materiale?

Terzo punto: Quando la grandezza di Dio venne realizzata, Dio fu glorificato e lo scopo dell’aristocrazia fu compiuto.
Contemplazione: Possiamo chiederci: Realizzo la grandezza di Dio? Il mio sé inferiore si inchina a questa grandezza? In questa resa vengo elevato alla vera aristocrazia e alla nobiltà della mia anima?

Quarto punto: La meta era scoprire le tracce di quel Re dentro se stesso; la scintilla di quella luce divina che è l’illuminazione del proprio cuore.
Contemplazione: Rivelaci la Tua luce divina che è nascosta nella nostra anima Così da poter conoscere e comprendere meglio la vita.( dalla Preghiera Khatum)

49. L’ideale di Dio (8)

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Gatheka Religioso
di Hazrat Inayat Khan

La ragione per cui l’anima cerca l’ideale di Dio è che è insoddisfatta di tutto ciò che la soddisfa momentaneamente. Tutta la bellezza, la bontà e la grandezza che l’uomo attribuisce a Dio è qualcosa che lui ammira e ricerca nella vita. Ammira queste cose negli altri e si sforza di ottenerle per sé;e quando, alla fine dell’esame, scopre che tutto quello con cui viene a contatto di buono, bello o grande è inferiore a quella perfezione che la sua anima sta cercando, allora alza i suoi occhi verso il cielo in cerca dell’Unico Che abbia bellezza, bontà e grandezza, cioè Dio.

Chi non cerca Dio ha, alla fine del suo illusorio viaggio, una delusione. Perché durante tutto il viaggio non trova la perfezione della bellezza, della bontà e della grandezza sulla terra, e non crede né si aspetta di incontrare un simile ideale in Cielo. Tutte le delusioni che sono la conseguenza naturale di questa vita di illusione, spariscono quando una persona ha toccato l’Ideale di Dio, perché ciò che si cerca nella vita lo si trova in Dio.

Ora la questione è: tutta la bellezza, la bontà e la grandezza, per quanto scarse e limitate, si possono trovare sulla terra, ma dove si possono trovare nella perfezione chiamata Dio? A questo si potrebbe rispondere così, che la prima cosa necessaria è credere che esista un Essere come Dio, in Cui la bontà, la bellezza e la grandezza sono perfette. All’inizio non sembrerà nient’altro che una credenza ma col tempo, se la credenza viene mantenuta nella sincerità e nella fede, questa credenza diventerà come l’uovo della fenice, da cui il magico uccello è nato. E’ la nascita di Dio, che è l’uccello dell’anima. Ogni anima è alla ricerca della felicità, e dopo aver rincorso tutte le cose che, per un momento sembravano dargli felicità, scopre che la felicità perfetta non è da nessun’altra parte che in Dio. Questa felicità non può venire soltanto dal credere in Dio. Credere è un processo. Con questo processo il Dio interiore viene risvegliato e reso vivo.

E’ la vita di Dio, che dà felicità. Quando si vedono ingiustizia, falsità, l’inimicizia della natura umana, e a che livello questa natura si sviluppa e culmina nella tirannia di cui persone e popolazioni diventano vittime, sembra esserci un’unica Origine e questa è il centro della vita intera, cioè Dio, nel quale si trova un luogo di salvezza da tutto ciò e la fonte della pace, che è il desiderio più profondo di ogni anima.


Riflessioni quotidiane sui seguenti punti del Gatheka Religioso 49

Primo punto: “Chi non cerca Dio ha, alla fine del suo illusorio viaggio, una delusione.”

Contemplazione: E’ il nostro cercare/ desiderare ardentemente che fa di Dio una Realtà.

Secondo punto: “Tutte le delusioni che sono la conseguenza naturale di questa vita di illusione, spariscono quando una persona ha toccato l’Ideale di Dio, perché ciò che si cerca nella vita lo si trova in Dio.”

Contemplazione: Comprendiamo questo livello d’amore che si manifesta esteriormente nell’indifferenza, o lasciamo che le nostre aspettative ci portino a una delusione?

Terzo punto: E’ la vita di Dio, che dà felicità . -- Questa felicità non può venire soltanto dal credere in Dio. Credere è un processo. Con questo processo il Dio interiore viene risvegliato e reso vivo.

Contemplazione: ( dal Gayan, Hazrat Inayat Khan) “ La vera spiritualità non è una fede fissa o un credo; è il nobilitarsi dell’anima elevandosi al di sopra delle barriere della vita materiale”.

48. L’ideale di Dio (7)

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Gatheka Religioso
Di Hazrat Inayat Khan

Dio è chiamato Re del Cielo e della terra, e degli esseri visibili e invisibili soltanto perché non abbiamo parole migliori delle parole che usiamo per tutte le cose di questo mondo. Chiare Dio ‘Re’ non lo innalza in alcun modo al di sopra della posizione che ha, ci aiuta soltanto a rendere più intellegibili alla nostra mente il suo potere e la sua gloria. Tuttavia ci sono alcune caratteristiche che sono caratteristiche regali, e queste caratteristiche si possono vedere in Dio nella loro perfezione. Non significa che nessuna persona abbia quella caratteristica. Significa soltanto che da una posizione più elevata un’anima rivela di più quella caratteristica, forse, che nella normale qualità. E questa caratteristica è l’amore celato dietro l’indifferenza. In termini Sufi questa caratteristica è indicata dalla parola Persiana, Binayaz, che significa nascosto. Non significa : Dio nascosto, significa bellezza nascosta. L’amore espresso è una cosa e l’amore nascosto è un’altra cosa. Sotto il velo dell’indifferenza, spesso si nasconde l’amore e i poeti Sufi l’hanno rappresentato meravigliosamente nei loro versi, che non sono altro che immagini della vita e della natura umana.

Ci sono esempi nelle storie dei re, che mostrano questa caratteristica. A volte a una persona che era la favorita del re veniva impedito di diventare primo ministro. Questo non vuol dire che non fosse un desiderio del re. Significa soltanto che il re stimava l’affinità e l’ammirazione che aveva per quella persona più della carica di primo ministro. Lo si vede in altri aspetti: il re non parlava a una persona per molto tempo; questo non significa che il re in tal modo volesse trattarlo male, significa solo che il re sapeva che lui avrebbe capito. Ci sono istanze che hanno messo alla prova la pazienza dei santi e dei saggi fino all’estremo. Il dolore e la sofferenza sono stati più grandi di quelli di una persona comune. Dietro l’indifferenza c’erano molte ragioni.

E si vede l’altra parte della regalità: che coloro a cui il re badava poco, talvolta, venivano affabilmente ricevuti e ampiamente riveriti. E la mente comune non riesce a concepire la ragione che ci sta dietro. Chi è responsabile dei suoi sudditi è il re, lui capiva nel giusto modo, come un giardiniere che sa quale pianta coltivare e quale albero sia meglio togliere dal giardino. Nonostante tutta l’opposizione diffusa intorno ai re, essi hanno mantenuto le loro idee, consapevoli dei loro doveri.
Lo stesso avviene con Dio.

Ma a parte un Re, anche i modi e le maniere di una persona responsabile, non sempre sono compresi da un altro che non ha la stessa responsabilità. Perciò come può l’uomo comprendere sempre le vie di Dio, l’unico re nel vero senso della parola, davanti al Quale tutti gli altri re non sono altro che imitazioni? Ed è la Regalità di Dio, che si manifesta nella fioritura di ogni anima. Quando un’anima raggiunge la sua piena fioritura incomincia a mostrare il colore e a diffondere la fragranza dello Spirito Divino di Dio.


Riflessioni quotidiane sui seguenti punti del Gatheka Religioso 48

Primo punto: “… l’amore celato dietro l’indifferenza. In termini Sufi questa caratteristica è indicata dalla parola Persiana, Binayaz, che significa nascosto. Non significa : Dio nascosto, significa bellezza nascosta. L’amore espresso è una cosa e l’amore nascosto è un’altra cosa. Sotto il velo dell’indifferenza, spesso si nasconde l’amore e i poeti Sufi l’hanno rappresentato meravigliosamente nei loro versi, che non sono altro che immagini della vita e della natura umana.

Contemplazione: Per comprendere le parole di Murshid, dobbiamo innalzarci oltre la nostra concezione ordinaria di “ amore” e “indifferenza”.

(Tratto dal Vol. I “ la Via dell’Illuminazione” – “l’Obbiettivo del Viaggio”)
Il lavoro della vita interiore consiste nel fare di Dio una realtà in modo che Dio non sia più un’immaginazione; che questa relazione che abbiamo con Dio possa sembrare più reale di qualsiasi altra relazione al mondo, e quando questo accade, allora tutte le relazioni, per quanto vicine e care, diventano meno vincolanti. Ma nello stesso tempo in tal modo non si diventa freddi; si diventa più amorevoli. La persona che ama Dio, la persona che ha instaurato una relazione con Dio, l’amore di questa persona diventa vivo.


Secondo punto: “Ci sono esempi nelle storie dei re, che mostrano questa caratteristica (indifferenza). A volte a una persona che era la favorita del re veniva impedito di diventare primo ministro. Questo non vuol dire che non fosse un desiderio del re. Significa soltanto che il re stimava l’affinità e l’ammirazione che aveva per quella persona più della carica di primo ministro. Lo si vede in altri aspetti: il re non parlava a una persona per molto tempo; questo non significa che il re in tal modo volesse trattarlo male, significa solo che il re sapeva che lui avrebbe capito

Contemplazione: Comprendiamo questo livello di amore mostrato esteriormente con l’indifferenza o lasciamo che le nostre aspettative ci portino verso una delusione?

Terzo punto: “Quando un’anima raggiunge la sua piena fioritura incomincia a mostrare il colore e a diffondere la fragranza dello Spirito Divino di Dio.

Contemplazione: “Quando un’anima raggiunge la sua piena fioritura incomincia a mostrare il colore e a diffondere la fragranza dello Spirito Divino di Dio.”

47. L’ideale di Dio (6)

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Gatheka Religioso
di Hazrat Inayat Khan

Perchè Dio è chiamato il creatore? Perché la creazione stessa è la prova evidente di una saggezza al lavoro. Nessuna creazione meccanica potrebbe determinare una perfezione come quella della natura. Tutte le macchine degli scienziati sono costruite sul modello del meccanismo della natura, e tutta l’ispirazione che l’artista riceve, la riceve dalla natura. La natura è così perfetta in se stessa che in realtà non ha bisogno di alcuna miglioria scientifica o artistica, solo per soddisfare le limitate fantasie umane, l’uomo sviluppa la scienza e l’arte. E tuttavia è ancora la creazione di Dio espressa in arte e scienza tramite l’uomo; poiché nell’uomo Dio non è assente ma ancor più capace in qualche modo di concludere la Sua creazione che necessita che Dio la completi come uomo. Nessuna prova migliore è necessaria a chi indaga sinceramente sul Dio Creatore. Se soltanto l’uomo concentrasse la sua mente sulla natura, di sicuro prima o poi riuscirebbe a comprendere la perfetta saggezza che si cela dietro ad essa. L’anima che arriva nel mondo altro non è che un raggio divino. Anche le impressioni che raccoglie durante il suo viaggio verso la terra vengono da Dio.

Perché nessun movimento è possibile senza il comando di Dio. E quindi in tutta la creazione, in tutti i suoi aspetti, alla fine della ricerca e dell’analisi, solo Dio dimostra di essere l’unico creatore.

La parola Sostentatore è collegata al Suo Nome. Gesù Cristo disse: “ Pensa ai gigli del campo. Non lavorano né filano; tuttavia neppure Salomone in tutta la sua gloria fu mai vestito come uno di loro”. E Rumi lo spiega ulteriormente nel Masnavi: “ Anche il ragno non è trascurato da Dio, ma è provvisto del suo cibo”. Se anche il più piccolo microbo e verme, per quanto insignificante, non ha mai dipeso per il suo sostentamento dall’uomo, che non è in grado neppure di provvedere a se stesso, come sarebbe andata avanti la creazione? Sembra che alla bocca delle creature che non si preoccupano del loro sostentamento, il cibo venga fornito. Lo sforzo dell’uomo per il suo approvvigionamento, sembra, è più grande di quello di tutte le creature viventi della creazione più bassa.

Ma cos’è che lo rende tale? Non è Dio, è l’uomo stesso, che è egoista e che è ingiusto verso suo fratello, assorto nei suoi interessi nella vita. Nonostante tutte le carestie il mondo ha ancora sufficienti approvvigionamenti; ma immagina la quantità di cibo che è finita in mare; per quanti anni la terra, in cui si prepara il cibo dell’uomo, è stata trascurata dagli uomini occupati a uccidersi l’un l’altro! Se il risultato di questo causa fame e gravi conflitti, è colpa di Dio ? E’ l’uomo ad avere tutta la colpa. Sa’di in modo molto sottile spiega la natura umana a proposito della Provvidenza, ed è un’espressione molto bella: “ Il Creatore è sempre occupato a provvedere al mio sostentamento, ma la mia preoccupazione per il mio sostentamento è la mia naturale malattia”. La vita è un tale miracolo, se soltanto ci immergessimo in essa, che non troviamo nessuna domanda senza una risposta. Non succede mai che abbiamo bisogno di qualcosa e non ci venga fornito. L’unica differenza è tra quello che riteniamo necessario e quello di cui abbiamo davvero necessità. Perché ciò che ci viene fornito è sempre di più di quello che ci serve. Quindi la Provvidenza è sempre un miracolo. A volte la guardiamo col sorriso, altre volte con le lacrime. Ma è una cosa vera e viva; e si dimostrerà ancor più vera se la guardiamo salire fino al culmine della nostra ragione.

Di Dio come Giudice hanno parlato molti profeti. E l’uomo logico e razionale ha cercato di attribuire giustizia alla legge. Ma la giustizia non è la legge, la giustizia è oltre la legge. Molto spesso, alla nostra prospettiva limitata le cose del mondo appaiono ingiuste, e spesso sembra che ci sia la legge dell’uomo; quel che l’uomo desidera se ha il potere di farlo lo fa. Ma dietro questa apparenza illusoria c’è certamente una precisa giustizia e una vera legge. Non appena il cuore diventa vivo questa legge si manifesta. Non ci si può che meravigliare della vita e della natura, nel vedere quanto grande sia la giustizia di Dio: da’ con la mano destra e prende con la sinistra, vi da’ tutto e vi prende tutto. E nessuna anima deve aspettare giorni, settimane o anni, o che arrivi la morte perché la legge giunga a manifestarsi. Ogni giorno è un Giorno del giudizio e ogni ora è l’ora della giustizia. Un criminale fuggirà dalla sbarre della prigione, ma non può andarsene da sotto il cielo. C’è un Giudice interno e un giudice esterno. Quando i suoi occhi sono chiusi è stato giudicato all’interno, quando sono aperti è stato giudicato all’esterno. Siamo sempre in un tribunale. Se non ne prendiamo coscienza, è perché siamo inebriati dalla vita e diventiamo come un ubriaco in un tribunale, che non vede il giudice o la giustizia.

Ma quello di cui possiamo meravigliarci di più nella vita è sapere che, nonostante la Sua grande giustizia, Dio è Colui che Perdona. Perdona ancor più di quanto giudica. Perché la giustizia viene dalla Sua Intelligenza, ma il perdono viene dal Suo Amore Divino. Quando il Suo Amore Divino si solleva come un’onda, esso lava via tutti i peccati di una vita intera in un istante. Perché la legge non ha la forza di resistere davanti all’amore, il fiume dell’amore la spazza via. Quando davanti a Cristo fu condotta la donna che era accusata da tutti del suo peccato, che cosa emerse dal cuore del Maestro? La legge? No, era l’amore sottoforma di misericordia e compassione. Anche il pensiero dell’amore di Dio colma il cuore di gioia e lo allevia del suo fardello. E se, come le religioni hanno sempre sostenuto, una volta che nella sua vita una persona ha chiesto perdono con tutto il cuore, nonostante i peccati di una vita intera sarà sicuramente perdonato.


Riflessioni quotidiane suio seguenti punti del Gatheka Religioso 47

Primo punto: “Nessuna prova migliore è necessaria a chi indaga sinceramente sul Dio Creatore. Se soltanto l’uomo concentrasse la sua mente sulla natura, di sicuro prima o poi riuscirebbe a comprendere la perfetta saggezza che si cela dietro ad essa”.

Contemplazione: Pensiero Sufi 3: C’è un Unico Libro Sacro, il sacro manoscritto della natura, la sola scrittura che può illuminare il lettore. Nella nostra vita contemporanea siamo spesso alienati e lontani dalla natura. Concediamoci un po’ di tempo ogni giorno per sintonizzarci alla natura.

Secondo punto: La parola Sostentatore è collegata al Suo Nome. Gesù Cristo disse: “ Pensa ai gigli del Campo. Non lavorano né filano; tuttavia neppure Salomone in tutta la sua gloria fu mai vestito come uno di loro” - Il Creatore è sempre occupato a provvedere al mio sostentamento, ma la mia preoccupazione per il mio sostentamento è la mia naturale malattia”. La vita è un tale miracolo, se soltanto ci immergessimo in essa, che non troviamo nessuna domanda senza una risposta. Non succede mai che abbiamo bisogno di qualcosa e non ci venga fornito. L’unica differenza è tra quello che riteniamo necessario e quello di cui abbiamo davvero necessità.

Contemplazione: Dalla Sacra Bibbia, Nuovo Testamento
“ Chiedi e riceverai, perché chiunque chieda riceve” (Mt 7:7-8)

“ Qualunque cosa chiedete nel mio nome, lo farò” ( Gv 14:13)

“Tu chiedi e non ricevi, perché chiedi erroneamente per soddisfare le tue passioni” (James 4:3)

“ Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, chiedete qualunque cosa volete, e sarà fatta per voi” (Gv 15:7)

Terzo punto: Non ci si può che meravigliare della vita e della natura, nel vedere quanto grande sia la giustizia di Dio: da con la mano destra e prende con la sinistra, , tutto quello che vi da e tutto quello che vi prende. E nessuna anima deve aspettare giorni, settimane o anni, o che arrivi la morte perché la legge si manifesti. Ogni giorno è un Giorno del giudizio e ogni ora è l’ora della giustizia.

Quando il Suo Amore Divino si solleva come un’onda esso lava via tutti i peccati di una vita intera in un istante. Perché la legge non ha la forza di resistere davanti all’amore, il fiume dell’amore la spazza via.


Contemplazione: Mi beo nella purificante Presenza di Dio.

46. L’ideale di Dio (5)

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Gatheka Religioso
di Hazrat Inayat Khan

Il Sé e il Merito di Dio

Nella terminologia Sufi il Sé di Dio è chiamato Zat, e le Sue qualità, i Suoi meriti sono chiamati Sifat. Gli Indu’ chiamano il primo aspetto di Dio Purusha e il secondo Prakriti, che in Inglese si possono tradurre con le parole spirito e natura.

Zat, lo spirito di Dio è incomprensibile. La ragione è che ciò che comprende se stesso è Intelligenza, il vero Essere di Dio; perciò la comprensione non ha nulla da comprendere nel proprio Essere.

Senza dubbio, nella nostra terminologia usuale, è la facoltà di comprendere in noi che chiamiamo comprensione, ma qui non significa questo, perché l’intelligenza non è necessariamente intelletto. Un merito è qualcosa che è comprensibile, è qualcosa che è chiaro e distinto, perciò può essere reso intelligibile. Ma l’intelligenza non è intelligibile se non al proprio sé.
L’intelligenza sa: io sono, ma non sa che cosa sono. Questa è la natura di Dio.

L’intelligenza non conoscerebbe qualcosa oltre se stessa. Quindi Dio conosce Se stesso tramite la manifestazione. La manifestazione è il sé di Dio, ma un sé che è limitato, un sé che fa sì che Lui sappia che è perfetto quando confronta il Proprio Essere con questo sé limitato che chiamiamo natura. Quindi lo scopo dell’intera Creazione è la realizzazione che Dio Stesso ottiene scoprendo la Propria Perfezione tramite questa manifestazione.

Poi anche l’idea che è esistita nella tradizione Cristiana è un enigma da risolvere per scoprire la verità della vita. L’idea della Trinità. Quello che lascia perplessa l’anima è il triplice aspetto della manifestazione. Fino a quando l’anima rimane confusa non può raggiungere la conoscenza dell’Uno. Questi tre aspetti sono: Colui che vede, la Vista, Ciò che è visto, Colui che conosce, la Conoscenza e Ciò che è conosciuto. Più semplicemente direi: “Questi sono i tre aspetti della Vita”.

Un aspetto è la persona che vede, l’altro aspetto è la vista, o gli occhi con l’aiuto dei quali vede, e il terzo aspetto è ciò che la persona vede. Quindi non si può accettare subito l’idea che: ciò che vedo è il mio stesso sé; e non si può credere per un momento che “lo strumento con cui vedo sono io stesso”, perché i tre aspetti suddetti sembrano essere separati e guardarsi l’uno il volto dell’altro, come la prima persona, la seconda persona e la terza persona di Brahma.

Quando questo enigma è risolto dalla conoscenza che i tre sono uno, allora lo scopo dell’ideale di Dio è compiuto. Perché i tre veli che coprono l’Uno vengono sollevati. Allora non ne rimangono più tre, allora c’è l’Uno, l’Unico Essere.

Come disse Hegel: “Se credi in un unico Dio, hai ragione. Se credi in due Dei, questo è vero; ma se credi in tre Dei anche questo è giusto, perché la natura dell’unità è realizzata dalla varietà”.


Riflessioni quotidiane sui seguenti punti del Gatheka Religioso 46

Primo punto: “Nella terminologia Sufi il Sé di Dio è chiamato Zat, e le Sue qualità, i Suoi meriti sono chiamati Sifat.”

Contemplazione: Possiamo usare il concetto scientifico del “Big Bang” per trarne un’analogia comparativa per chiarire questo punto. Zat è come la singolarità da cui tutte le qualità manifeste (Sifat) sono emerse.

Secondo punto: ”Lo scopo dell’intera Creazione è la realizzazione che Dio Stesso ottiene scoprendo la Propria Perfezione tramite questa manifestazione.”

Contemplazione: Come parte della Creazione noi partecipiamo a Dio che scopre la “Sua Perfezione”.

Terzo punto: “La natura dell’unità è realizzata dalla varietà”.

Contemplazione: La natura dell’unità è realizzata dalla varietà = Tutto è Dio!